Aristocrazia Webzine

Serve una grande sicurezza nei propri mezzi, travalicando quasi il labile confine con il concetto di arroganza, e una certa dose di incoscienza per presentarsi alla scena mondiale alla maniera degli olandesi Empire Of The Scourged: sicurezza nei propri mezzi, perché saper suonare death metal d'avanguardia richiede in ogni caso una capacità personale di buon livello; arroganza, perché accompagnare il proprio primo EP autoprodotto con l'annuncio di voler rivoluzionare il mondo del death metal con la propria musica e farlo con totale serietà e nessuna velleità ironica non è cosa normale; e infine incoscienza, poiché in nessun altro modo si può interpretare il fatto di proporsi in questa maniera, suonando un death metal dalle tinte industriali nel paese che ha dato origine, fra tanti altri, ai Monolith Deathcult.

Resta tuttavia opinione di chi scrive che è sempre preferibile puntare in alto, puntare all'innovazione e correre il rischio di cadere rovinosamente frantumandosi le ossa, piuttosto che accodarsi alla massa e produrre materiale di facile presa, omologando la propria musica ai canoni tradizionali. Anche perché, se si parte con le giuste ambizioni, talvolta si rischia di azzeccare l'EP che può darti visibilità nei confronti delle major: come succede coi Nostri, che, lontanissimi dal precipitare, presentano un pentatraccia solidissimo. Il quintetto dimostra di saper elaborare la materia e, sebbene si resti evidentemente lontani dal concetto di rivoluzione, il substrato di elettronica che permea ogni secondo del disco dona un gusto originale.

Martellanti quando serve martellare e un filo troppo riflessivi quando serve riflettere, gli Empire Of The Scourged inanellano venticinque minuti di violenza sonora in cui, partendo da atmosfere che fanno ripensare ad "Animatronic" (sempre sia lodato) dei Kovenant, passano per sonorità death metal più tradizionali e arrivano a sfiorare momenti di totale violenza di Berzerkeriana memoria. E nonostante vi siano naturalmente attimi di calo (e vorrei anche vedere), il quintetto ne azzecca altri di totale violenza sonora, in cui la percezione di trovarsi di fronte a una band dalle grandissime potenzialità si fa più forte. Un brano su tutti: "Trapped In This Massive Process", in cui, dopo aver pestato con decisione per tre quarti di canzone gli olandesi interpongono qualche secondo più tranquillo prima di sparare un finale al fulmicotone, trenta secondi debordanti in cui ogni dubbio viene raso al suolo.

Sono poche le macerie superstiti dopo il loro passaggio. Il primo passo è compiuto: l'augurio è che possano trovare gente competente che li sappia produrre, perché con un missaggio come Allah comanda, suoni all'altezza (e non da autoproduzione, seppure di livello) e qualche limatina a livello di composizione possono essere una delle più belle novità in ambito metal.

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Transcend into Oblivion


5 tracks / 25 minutes

Avantgarde Industrial Death-Metal

Available from the first of December
as Jewel case, Digipack
and Audio Cassette

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